Rai 2

Don Luigi Ciotti: il graffio di Aldo Cazzullo

ciotti_cazzulloEra il 1973, quando in via Verdi, nel centro storico di Torino che allora non era la sede della movida ma un quartiere degradato, un prete aprì un centro di accoglienza per i tossicodipendenti, aperto 24 ore su 24. Era il tempo in cui la legge dello Stato obbligava i medici a denunciare i “drogati”. Un gruppo di medici dissidenti accolse l’invito a curare chi voleva uscire dalla droga senza per questo finire in carcere.

Il prete si chiamava don Luigi Ciotti. E, per chiamare la sua associazione, aveva scelto il nome della prima vittima della storia umana: Abele. Gli uomini di cui don Luigi si è occupato non sono personaggi gradevoli. Alcuni furono anime nere, che causarono gravi lutti, come i terroristi di Prima Linea. Del resto, un prete che si occupa degli ultimi è chiamato a muoversi nei gironi infernali della società. Don Ciotti ha del cattolicesimo una visione progressista, interventista. Come nella battaglia contro l’antistato per eccellenza: Cosa Nostra. La sua associazione, Libera, coltiva le terre sequestrate ai boss, e anima una generazione che in tutto il Mezzogiorno si sta ribellando alle mafie.

Ma questo comporta un prezzo. Libera è ovviamente odiata da chi prospera con il malaffare e l’illegalità. Ma comincia a essere criticata anche da chi sta dall’altra parte. Cantone l’ha definita “un brand”. “Un partito” la chiama invece il pm napoletano Maresca, che critica “gli estremisti dell’antimafia”. E Franco La Torre, figlio di Pio, lamenta di essere stato espulso dall’ufficio di presidenza con un sms.

Comments

comments

Commenti

Comments

Powered by Facebook Comments