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Reddito minimo, di Riccardo Luna

riccardo_lunaDi reddito minimo, ovvero di dare a tutti, senza discriminazioni un reddito minimo, si parla da mezzo secolo. Tra i sostenitori dell’epoca il più noto è sicuramente l’attivista Martin Luther King che una volta disse: “Mi sono convinto che la cosa più semplice da fare sia abolire la povertà, dando a tutti un reddito garantito”. Naturalmente per decenni la cosa è stata ritenuta non realistica, una utopia e in generale una misura dannosa perché contraria ad ogni meritocrazia. Ma ora le cose sono cambiate.
In un mondo in cui Bernie Sanders contende alla Clinton la nomination democratica per la Casa Bianca, e Jeremy Corbin guida il Labour nel Regno Unito, l’idea di un reddito minimo guadagna consensi e conquista nientemeno che la Silicon Valley. In particolare Y Combinator, la più famosa fabbrica di startup del mondo che ha deciso di finanziare una ricerca di cinque anni per misurare l’effetto che fa. Il presupposto è che l’attuale società crea sempre più ricchi ma anche sempre più poveri e che la diseguaglianza crescente è un pericolo per tutti. Inoltre la robotizzazione di molti lavori crea più disoccupati di quanti i settori emergenti riescano ad assorbire. Insomma assicurare la coesione sociale è il punto di partenza, ma quello di arrivo è molto più stimolante: i ricercatori di Silicon Valley dovranno verificare se dare a tutti il minimo per campare, crea più parassiti o al contrario libera la creatività delle persone.
Un esempio brillante viene da una grande scrittrice americana appena scomparsa, Harper Lee. Quando aveva 20 anni e abitava a New York, sognava di fare la scrittrice e si guadagna da vivere come agente di viaggio. Fino a quando un amico le donò i soldi per vivere un anno con la motivazione che finalmente avrebbe avuto il tempo di scrivere. E lei scrisse Il Buio Oltre la Siepe che fu un trionfo immediato, vinse il Pulitzer e segnò tutta la sua vita.

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