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L’APE (anticipo pensione). I numbers di Carlo D’Ippoliti

carlodippolitiDagli anni ’90 a oggi abbiamo discusso di 7 riforme delle pensioni, più vari interventi minori, e quasi tutte hanno elevato l’età in cui si può andare in pensione. Di conseguenza, mentre nel 2000 un uomo lavorava in media quasi 35 anni (34,8) e una donna quasi 22 (21,9), oggi (2014) un uomo lavora 5 mesi in più (35,2 anni) e una donna 4 anni in più (25,9). Particolarmente incisiva è stata la riforma Fornero, che secondo l’INPS garantisce risparmi in 10 anni per 80 mld €. Ma posticipare il pensionamento è ingiusto, perché i ricchi vivono più a lungo dei poveri: ad es. gli avvocati vivono, e quindi beneficiano di pensione, per 2 anni in più della media. Per questo l’INPS ha proposto di tagliare le pensioni più alte in maniera graduale, con un risparmio di 1 mld € l’anno. Ma questa opzione è stata scartata dal governo, che preferisce invece far scegliere tra: stare in pensione più a lungo, o avere un assegno più alto. Dall’anno prossimo, sarebbe possibile anticipare il pensionamento fino a 3 anni rispetto all’attuale pensione di vecchiaia, che matura oggi a 66 anni e 7 mesi (per gli uomini). Quindi, nel 2017 la misura riguarderebbe i nati nel 1951, 1952 e 1953. Ci sono 3 casi di lavoratori potenzialmente interessati:

1) quelli coinvolti in ristrutturazioni aziendali, di cui si pensa di addossare una parte dei costi alle imprese;

2) i disoccupati;

3) quelli che scelgono volontariamente di andare in pensione prima.

Per tutti e tre i casi, la spesa verrebbe anticipata da banche e assicurazioni, e lo Stato pagherebbe parte o tutti gli interessi, secondi alcuni con un esborso annuo intorno agli 800 mln €. Di fatto si tratta di un prestito: chi va in pensione anticipata lo ripagherebbe tramite l’INPS a piccole rate, con un taglio sulla pensione futura pari al 2%-3% per ogni anno di anticipo della pensione. Per le pensioni più elevate (si dice oltre i 1500€) è allo studio un taglio maggiore, tra il 5% e l’8% per ogni anno di anticipo. Per questo, è ipotizzabile un’adesione tutto sommato limitata: se questi numeri saranno confermati, andare in pensione 3 anni prima costerebbe tra il 9% e il 22% dell’assegno mensile.

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