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Corruzione e prescrizione. I numeri di Carlo D’Ippoliti

dippolitiL’Italia è vittima di molti pregiudizi, che spesso coltiviamo noi stessi. Ad es., ogni anno viene stilata una classifica dei paesi più corrotti: quest’anno l’Italia è al 61° posto su 168. In una scala da 1 a 10, prendiamo un voto di 4,4. Ma questa classifica è basata sulle percezioni, che spesso sono fuorvianti. Così, sopra di noi non c’è solo il Botswana, ma le Seychelles (al 40° posto), da molti considerate un paradiso fiscale, o Hong Kong (al 18°), dove non è possibile nemmeno candidarsi alle elezioni senza il consenso del governo. Anche il 65% degli italiani pensa che la corruzione sia aumentata negli ultimi anni. Ma i dati ci raccontano una storia diversa.

Tra il 2000 e il 2011, le condanne per reati di corruzione si sono ridotte del 16%, e quelle per concussione del 50%. Potremmo pensare che sono aumentati i casi di corruzione che non vengono scoperti, ma non è probabile. Infatti, nello stesso periodo è aumentata l’efficienza della giustizia, con una riduzione del 45% nel tempo tra il momento della corruzione e quello della condanna (42% per la concussione). E le indagini non mancano. Infatti, su circa 1000 procedimenti penali per reati di corruzione iniziati ogni anno, il 25% viene archiviato perché basato su notizie false o relativo a casi che non costituiscono reato. Complessivamente, il 48% delle indagini per corruzione si conclude con l’archiviazione, e solo nel 4% dei casi la ragione è la prescrizione. Questo non vuol dire che la corruzione non esista, soprattutto nelle forme più subdole degli sprechi per far guadagnare qualcuno. Solo nella sanità, le stime sono di 1 mld € l’anno. Forse però la percezione eccessiva viene anche da un dettaglio: parliamo solo della corruzione nel settore pubblico. Ad es., nella classifica internazionale il voto più basso all’Italia, 3,5, lo da un campione di managers intervistati dall’università svizzera IMD. Per avere un quadro più realistico, occorrere riflettere se, quando ci sono le buche per strada, la colpa non è solo dei politici che rubano, ma anche delle aziende che non asfaltano bene.

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