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Il presidente dell’ANM Piercamillo Davigo. Il graffio di Aldo Cazzullo

davigo2nextPiercamillo Davigo non è stato solo un protagonista della storia italiana degli ultimi decenni, dal 1992 quando con Di Pietro e Gherardo Colombo componeva il pool di Mani Pulite, a ora che è stato eletto presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Ha anche scandito epoche della nostra storia con espressioni fulminanti, che i suoi nemici citano fuori contesto per – parole sue – farlo “passare per matto”. Ai tempi di Mani Pulite disse “non esistono innocenti, esistono solo colpevoli non ancora scoperti”: si riferiva a sistemi di appalti contrattati tra partiti e imprese: “Chiunque avesse avuto un ruolo in quel sistema criminale, non poteva essere innocente”. Ora ha detto: “Non hanno smesso di rubare; hanno smesso di vergognarsi”. Non si riferiva ovviamente a tutti i politici; ma ai corrotti. Che però, sostiene lui, hanno vinto. E per farlo capire cita una barzelletta ambientata ai tempi del fascismo. Il prefetto arriva in un paese e lo trova infestato di mosche e zanzare, e si lamenta con il podestà: “Qui non si fa la battaglia contro le mosche?”. “L’abbiamo fatta – risponde il podestà -. Solo che hanno vinto le mosche”. Ecco, in Italia hanno vinto le mosche. I corrotti”. Non a caso, un’altra massima celebre di Davigo dice: “Non ci sono troppi prigionieri; ci sono troppe poche prigioni”.

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