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RIFLESSIONE SULLA EMAIL, di Riccardo Luna

riccardolunaQuando il 7 marzo di quest’anno è morto all’età di 74 anni, molti hanno scoperto improvvisamente chi dobbiamo ringraziare per aver inventato l’email. Ray Tomlison non era un personaggio e non è mai diventato una star. Eppure nel 1971 ha avuto una di quelle intuizioni che hanno davvero cambiato il mondo e il modo in cui comunichiamo. Internet non c’era ancora, c’erano solo poche decine di computer collegati, e Tomlison ha inventato il simbolo della chiocciola per trasmettere messaggi da una persona all’altra. Il testo di quella prima, storica, email non lo ricordava neanche lui, ma quel che conta è successo dopo, quando la chiocciola è entrata a far parte della vita quotidiana di oltre tre miliardi di persone. La email è quindi nata prima di Internet, prima del web, prima dei social network.
Ed è ancora qui. A dispetto delle tantissime volte in cui è stata dichiarata “morta” perché le persone avrebbero scelto modi di comunicare diversi.

E invece resiste, anzi, cresce: ogni secondo nel mondo ne vengono inviate due milioni 472 mila 118. Ogni secondo. Sono molte di più delle ricerche che facciamo su Google, degli aggiornamenti di status di Facebook e dei tweet naturalmente. Sono uno tsunami di messaggi da gestire, e spesso da cestinare visto che 2 su 3 sono spam, spazzatura. Per questo ogni tanto qualcuno dichiara la bancarotta della propria casella di posta: “Scusate non ce la faccio a rispondere, cestino tutto”, è il messaggio standard che molti personaggi celebri hanno inviato. Ci sono soluzioni meno drastiche: esistono startup che con un clic eliminano tutti i messaggi inutili, oppure applicazioni che trasferiscono i messaggi di lavoro in stanze digitali separate. Email o app, una cosa sicuramente non sparirà: la chiocciola di Ray Tomlison.

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